• Valentina Poletti

Ambiguita'

Molte persone durante un percorso spirituale o di crescita noteranno prima o poi una forte ambiguità negli insegnamenti spirituali, ispirazionali, di guida eccetera. Alcuni diranno “siamo un tutt’uno, la separazione e’ un’illusione”, altri “ognuno ha la sua unicità ed individualità, ed e’ fondamentale segnare i propri confini”. Alcuni diranno “tutto ciò di cui abbiamo bisogno e’ dentro noi stessi”, altri “non possiamo vivere senza le altre persone”, alcuni vi diranno “la rabbia e’ un’emozione di copertura che nasconde una ferita più profonda, ed agendo dalla rabbia si crea distruzione”, altri “e’ necessario validare ed esprimere la rabbia”. Ma insomma quali dei due e’ vero?

La risposta e’: entrambi. Crescendo nella nostra società e nel nostro sistema educativo, e nello specifico nel sistema odierno analitico e scientifico, viene marcata quest’idea che esiste un mondo “oggettivo” al di fuori di noi, e dunque una realtà oggettiva ed assoluta, e che noi siamo soltanto degli osservatori di tale realtà, e ogni deviazione da tale realtà e’ un’errore.

Ma io vi propongo un paradigma totalmente diverso. Innanzitutto parto dall’idea che la realtà oggettiva sia soltanto un’illusione, un concuction disegnata dalle persone, attraverso lo scambio di prospettive ed informazioni soggettive. Ognuno di noi ha a disposizione una realtà soltanto, ovvero quella soggettiva. E benche’ scambiando informazioni e percezioni, e quindi integrando la nostra prospettiva con quella degli altri possiamo arrivare ad una percezione più ampia della realtà, sempre di una percezione soggettiva si tratta. L’idea che un’essere umano possa avere una visione obiettiva delle cose e’ semplicemente ridicola. E’ come pretendere di potere mettere l’oceano in un cucchiaino. La vastità di coscienza, di percezioni, di cose in questo mondo e’ immensamente più grande di qualsiasi capacita’ percettiva, umana o non.

Vediamo questo concetto anche in ambito scientifico, nella fisica che e’ considerata la ricerca più obiettiva in assoluto sulla realtà oggettiva e le leggi che la governano. La precisione ricercata nella fisica non ha precedenti in nessun’altra disciplina, poiché essa viene utilizzata per costruire macchinari di incredibile ingelosita’ e di potenziale alto rischio. La fisica inoltre e’ la disciplina scientifica dove il metodo scientifico - che e’ un sistema pragmatico il cui obiettivo e’ appunto quello di raggiungere un’obiettiva realtà - e’ applicato con la massima rigorosità. Nonostante ciò la fisica e’ una disciplina sempre in evoluzione, sempre in auto-correzione, nella quale diversi esponenti discordano tra di loro, e vecchie teorie vengono screditate o migliorate per fare spazio a nuove. Insomma possiamo vedere che anche con la massima rigorosità, ottenere una visione obiettiva delle cose e’ solo un’ideale verso il quale ci stiamo muovendo. Detto questo di tale disciplina, vi lascio immaginare l’ambiguita’ in altri ambiti molto meno rigorosamente scientifici, come la medicina, l’economia, eccetera.

Cio’ nonostnate tali sforzi non sono certo inutili, e servono a qualcosa, a creare delle idee condivise e concordi su cui possiamo basarci. Ma in ogni caso, tale percorso si ottiene integrando diverse prospettive tra di loro e confrontandole, e non negando delle idee discordanti dalle nostre. Infatti ogni percezione, ogni prospettiva e’ valida perché e’ una coscienza esistente. Se per una persona il colore rosso non esiste, significa che esiste un modo di essere coscienti, una percezione della realtà possibile in cui tale colore non esiste. E soltanto prendendo in considerazione anche questa prospettiva, possiamo avere una visione sufficientemente ampia della realtà per comprenderla.

Ed ecco quindi che arriviamo alle opinioni contrastante. L’ambito spirituale, essendo probabilmente il meno rigorosamente scientifico, ed il più basato sulla realtà e l’esperienza soggettiva, e’ tipicamente impregnato di realtà apparentemente del tutto contrastanti, come quelle menzionate sopra.

Eppure sono realtà valide a seconda della prospettiva da cui guardiamo la vita. Ad esempio, se guardiamo la vita dalla nostra prospettiva più alta, quella più “spirituale”, e meno “terrena”, la realtà del tutt’uno diventa chiara e sopravvale su quella della separazione. Ma se guardiamo la realtà dalla prospettiva del nostro ego, ovvero della nostra parte terrena, la realtà dell’individualita’ sopravvale. Quale delle due e’ vera? Entrambe, a seconda di quale prospettiva stiamo assumendo.

Allo stesso modo, per due persone che stanno vivendo due situazioni di vita diverse, o addirittura per la stessa persona ma in momenti diversi della propria vita, due prospettive diverse saranno valide. Ad esempio, per una persona a cui e’ stato sempre insegnato di non fidarsi di se stessa e di non seguire le proprie emozioni ed intuito, l’insegnamento che “tutto ciò di cui abbiamo bisogno e’ dentro di noi” può essere estremamente utile. Ma per una persona che si e’ trovata da sola tutta la vita, l’insegnamento “non possiamo vivere senza gli altri” può essere molto più rivelatorio. Entrambi sono insegnamenti validi, ma si applicano a prospettive diverse.

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