• Valentina Poletti

Autenticità, Conflitti ed Idealizzazione

Per molto tempo, osservando guide spirituali, guru, personaggi pubblici ispirazionali, mi sono chiesta come mai queste persone mettessero una forte distanza tra se e le persone che li seguono. Solitamente, specialmente nel caso di personaggi pubblici e famosi, essi fanno amicizia e si connettono in modo intimo esclusivamente tra di loro, mantenendo freddo e distaccato il rapporto con i fan, le persone che li seguono, ammirano, eccetera

Non ne capivo il motivo: dal mio punto di vista ha totalmente senso connettersi in maniera più’ vicina con persone che ti stimano, capiscono le tue idee e ti valorizzano. E cosi’ nel mio molto piccolo ho fatto l’esatto opposto delle altre guide, ed ho permesso alle persone che mi seguono di venire in casa mia, di collaborare con me, di connettersi con me da vicino. Ed ho iniziato a capire meglio.

Tutti noi siamo convinti di essere delle persone vere e consce. E’ raro che una persona riconosca i propri lati inconsci, i propri punti ciechi, le parti represse e traumatizzate, anche perché e’ impossibile sapere cio’ che non si sa di non sapere. Ma la verità e’ che quasi tutti noi ci muoviamo in questo mondo attraverso delle maschere intricate, che rappresentano solo un frammento della propria vera personalità, e spesso parecchio distorto e dipinto.

Quando veniamo al mondo, siamo delle persone pure - un bozzolo autentico pronto per sbocciare nella sua interezza, pienezza e potenziale.. nella sua essenza. Ma purtroppo attualmente viviamo in una società che non vede i bambini in questo modo, ma invece come qualcosa da ‘formare’ o da ‘impastare’ a nostro piacimento, eliminando le parti di loro che non ci piacciono ed accentuandone quelle che ci vanno bene. La maggior parte dei bambini quindi crescono attraverso un processo di socializzazione nel quale imparano a reprimere le parti di se che sono rifiutate ed odiate, e ad enfatizzare le parti di se che sono accettate ed amate.

In eta’ adulta diventiamo quindi una complessa sfaccettatura di personalità’ vere e false, consce e inconsce: di aspetti enfatizzati o addirittura copiati dagli altri per essere accetti, aspetti repressi, negati ed inconsci, ed aspetti che difendono le nostre parti vulnerabili nascoste. Eppure molti di noi nelle interazioni si comportano come se le persone con cui interagiamo fossero un’unica parte. Di solito infatti identifichiamo nelle altre persone l’aspetto che più ci va bene, ovvero che più amiamo in noi stessi, ed ignoriamo o neghiamo gli aspetti delle altre persone che non accettiamo e che neghiamo in noi stessi, per mantenere la nostra stessa 'copertura'.

Questo porta inevitabilmente alla delusione. Prima o poi gli aspetti dell’altra persona che non vogliamo vedere, e che neghiamo in noi stessi, verranno fuori. E quando ciò succede essi ci turberanno, feriranno o daranno fastidio, perché suscitano gli aspetti di noi che non vogliamo vedere, che sono spesso traumatizzati e vulnerabili, marcati da emozioni negative. Ma anziché rispondere a queste circostanze integrando tali parti di noi, ovvero sentendo, rimanendo presenti con queste emozioni che fuori escono in modo da capire e guarire ed integrare tale parte inconscia nel conscio, la reazione più comune e’ quella di fare uscire il nostro aspetto che difende tali vulnerabilità, ovvero un’aspetto aggressivo, che di solito proietta l’emozione negativa sulla persona che ci fa sentire tali emozioni, e la aggredisce o la distanzia in modo da non dover sentire la nostra vulnerabilità.

Ogni atto di aggressione, violenza, o guerra e separazione, e’ un tentativo di proteggere una nostra vulnerabilità che abbiamo soppresso durante l’infanzia, anziche’ sentirla ed integrarla.

Questa dinamica di idealizzazione e scarto diventa molto visibile nelle relazioni con narcisisti, psicopatici e sociopatici, che sono uno specchio evidente della società, manifestando queste nostre ombre nell’estremo. Ma in un grado o nell’altro vi siamo tutti partecipi.

Questa dinamica vale anche per le guide, guru e persone pubbliche. Piu’ di ogni altro queste persone vengono spesso idealizzate, messe su di un piedestallo o addirittura oggettivizzate. Spesso le identifichiamo con un’aspetto che ci piace, che amiamo, ed ignoriamo il resto di tale persona. Ad esempio per le persone pubbliche e’ facile identificarle con la loro performance, o il loro personaggio pubblico, ed ignorare la loro parte privata, fatta anche di difetti, fallimenti, momenti difficili.. E quindi quando viene fuori qualcosa di queste persone che delude questa nostra aspettativa, questo ideale che abbiamo proiettato su di loro, ci deludono. Ma anziché integrare l’aspetto di noi che negavamo e che e’ stato scaturito da loro, proiettiamo la nostra delusione sulla persona, puntandole il dito contro.

Questo e’ il motivo per cui molti personaggi pubblici nascondono ermeticamente tutti i loro aspetti privati dal pubblico. Ironicamente pero’, in questo modo rendono ancora più forte questo meccanismo di idealizzazione e delusione.

Ma quindi, se siamo tutti un mix di aspetti consci e inconsci, maschere non autentiche e frammenti della nostra essenza, come facciamo a diventare autentici?

L’autenticita’ al 100% e’ un’ideale, ed e’ la stessa cosa del diventare “illuminati” nel contesto spirituale. Nella societa’ attuale e’ anche piuttosto poco pratico - le persone che tentano questa strada in modo estremo a volte finiscono per essere ammazzate o rinchiuse in manicomi. Ma quindi come facciamo? Io propongo una via di mezzo che e’ un cammino di crescita sulla strada in questa direzione. Innanzitutto possiamo sfruttare l’insegnamento che la realtà e’ un riflesso di noi stessi - e quindi i conflitti e le cose che ci turbano, feriscono o danno fastidio - per prendere più consapevolezza di noi stessi nella nostra interezza. Ogni volta che qualcuno fa da riflesso ad un nostro aspetto inconscio possiamo andare a fondo delle emozioni che sentiamo scaturite da quella persona e chiederci “quando e’ stata la prima volta che ho sentito questa emozione”? Possiamo cercare di conoscere quest’aspetto di noi, chiedendogli di mostrarsi a noi e cercando di comunicare con esso. Con molte probabilità sarà un’aspetto vulnerabile che e’ stato soppresso durante l’infanzia. Durante un conflitto, anziché cedere alla tentazione di proiettare il nostro dolore sull’altra persona, attivando il nostro meccanismo di difesa/aggressione, possiamo fare l’opposto e chiederci “cosa sto sentendo adesso da cui cerco di difendermi?” Oppure “cos’e’ che sto cercando di non sentire?” E andare a fondo di quest’emozione. Tutto ciò si può portare un passo ancora più avanti diventando completamente onesti riguardo a come ci sentiamo ogni volta che siamo tentati di difenderci o di attaccare, anche con gli altri, ammettendo le nostre vulnerabilità. Ad esempio, mettiamo che una persona ci da buca varie volte compromettendo il nostro accordo, e questo ci fa stare molto male, anziché andare nella modalità di attacco “Mi hai tradito! Sei inaffidabile! Non posso contare su di te!”, andiamo ad esprimere ciò che sentiamo “Mi sento tradita, abbandonata, presa in giro”. Vi premetto che non e’ affatto facile ammettere le nostre vulnerabilità alle persone che ci feriscono, ci vuole molta pratica, e coraggio, ma e’ la chiave per avere rapporti autentici.

Inoltre le persone che non ci vogliono per ciò che siamo si allontaneranno vedendo le nostre vulnerabilità, mentre chi ci vuole davvero sarà attratto da esse.

Un’altro modo per essere più autentici e’ quello di realizzare che e’ molto più facile vedere i punti ciechi delle altre persone che i propri, per ovvi motivi, e quindi in uno stato meditativo, cercare di uscire dalla propria prospettiva, e mettersi in quella delle altre persone per vederci dalla loro prospettiva.

Un’altro modo e’ quello di partire dal presupposto che non siamo mai autentici, e in ogni momento chiedersi “in che modo non sono autentico adesso”, e cercare il lato oscuro dietro ogni azione.

Insomma l’autenticità non e’ tanto una meta quanto un percorso. Mettendo in pratica queste tecniche nel quotidiano, prendiamo sempre più consapevolezza di noi stessi, dei nostri lati ombra, e facendo il lavoro sulle ombre li guariamo da eventuali traumi ed integriamo nel nostro conscio, espandendo la nostra coscienza.

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