• Valentina Poletti

Lo sguardo


Grazie a degli eventi recenti, non di meno le giornate che si raffreddano e rabbuiano con l’inizio dell’autunno, in questi giorni ho iniziato ad avere dei ricordi molto vivi dello scarto più’ doloroso che ho vissuto con una persona narcisista. Ho iniziato a sentire le sensazioni come l’aria fresca sulla pelle che preannuncia l’arrivo della stagione piu’ fredda. Vedevo come se fosse accaduto ieri il tramonto sulla strada dove ero stata buttata con la violenza, sotto l’effetto di un potentissimo shock per essere appena stata tradita in ogni modo possibile dalla persona di cui più’ mi fidavo. Ricordavo l’uscita dall’ospedale, dove avevo appena vissuto giorni di dolori fisici atroci, e ancora devastata per le notizie di possibili complicazioni ricevute, lo cercavo per chiedere aiuto. Rivivevo tutte queste memorie con serenità, come di qualcosa di passato che ho concluso e che mi ha dato qualcosa di prezioso, con l’amore che ora sento pienamente per la mia versione di me di allora, che allora odiavo. Ma qualcosa mi sfuggiva. La sensazione di freddo sulla pelle mi faceva venire dei brividi indicandomi qualcosa che ancora non avevo visto di quegli episodi. E poi apparve in un flash.. come un buco nero, come un portale verso l’inferno, il suo sguardo completamente nero, privo di anima, che godeva nel vedermi lacerare di dolore. C’era qualcosa che ancora non avevo processato in quello sguardo. Rimanendo presente con esso sentivo tutto il mio corpo gelare di terrore e bloccarsi, come quando si e' nel mezzo di una strada, ti sta venendo addosso un camion a 100 km all’ora e sai che sei spacciato. Era come se il mio corpo avesse già’ conosciuto quello sguardo ed imparato la reazione. Rimasi quindi presente con esso e con quelle sensazioni, finche’ non sentii la mia parte infantile, nelle stesse condizioni. Si, l’avevo già’ conosciuto. Era lo stesso sguardo del mio principale abusatole durante l’infanzia. Non aveva sempre quello sguardo. Ma quando stava commettendo gli abusi più atroci nei miei confronti lo assumeva. Ed era come un segnale, un segnale che in quel momento dovevo reprimere ogni microscopica reazione di dolore, o sofferenza, perché’ lui ci avrebbe goduto, ed esemprimere il mio dolore avrebbe significato incoraggiarlo a continuare. E cosi’ il mio corpo ha imparato quella reazione da solo. E quando il mio ex, durante la fase dello scarto mi butto’ sulla strada aveva quello negli occhi. E io rimasi impietrita, per diversi momenti, sulla strada. Sentivo il sangue che gelava nelle mie vene, come se un camion stesse per venirmi addosso ad alta velocità’. Ora ho capito che era un meccanismo di difesa del mio corpo, e che con molta probabilità in quei momenti mi ha salvato.

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