• Valentina Poletti

Il dolore della solitudine


Come spesso avviene nei periodi in cui siamo troppo distratti per sentire le parti del nostro subconscio che richiamano la nostra attenzione per guarire, esse si sono scaturite durante la notte, attraverso i sogni. Ieri notte ho sognato di piangere disperatamente perche' stavo male, e di vedere lo sugardo agghiacciato ed indifferente di mia madre verso il mio dolore, che mi faceva ancora piu' male.

Una volta svegliata mi sono focalizzata su quella sensazione e non ho fatto alcuna fatica a trovare il trauma nell'infanzia. In diversi episodi, quando soffrivo e piangevo per esprimere il dolore che stavo provando, la mia espressione di dolore veniva incontrata con totale indifferenza da mia madre, se non addirittura con un senso di soddisfazione e compiacimento sul suo volto, forse per delle sue malate convinzioni a sua volta che soffrire ci rende migliori o che era la giusta penitenza per me.

In ogni caso, non sentendomi minimamente sentita o capita da mia madre vedendo la mancanza di empatia e compassione verso il mio dolore, con gli anni ho internalizzato la convinzione che il dolore mi separasse da lei e quindi dal mondo - che mi isolasse completamente. Ho iniziato quindi a nascondere il mio dolore per paura di questa separazione.

In eta' adolescenziale avevo sviluppato una malattia molto dolorosa: durante il ciclo mi venivano delle contrazioni talmente lancinanti che venivano paragonate a quelle del parto. Non ho mai partorito quindi non posso dire con certezza, ma diventavo bagnata di sudore e al contempo congelavo dal freddo, diventavo bianco-verde in volto, e sentivo dei dolori spasimanti fortissimi che spesso duravano delle ore. Ma la cosa peggiore di questi episodi era la devastante solitudine in cui il dolore mi catapultava, a causa della mia convinzione, cadevo in un abisso di isolamento totale, dove mi sentivo completamente separata dal mondo e al buio. L'indifferenza di mia madre anche a tale sofferenza rafforzo' ulteriormente la mia convinzione, per cui iniziai a tentare di tutto per nascondere anche il dolore di questi episodi. Andavo a scuola lo stesso, prendevo dosi di anti-dolorifici molto piu' elevate del dovuto - che facevano comunque poco o niente - e tentavo di resistere la cosa, a volte finendo per collassare per terra nei corridoi della scuola.

Molte persone cresciute con un genitore abusivo o emotivamente assente crescono con questa convinzione, che soffrire le renda sole e che il loro dolore sia incomprensibile per gli altri e le isoli dal mondo. Questo fa si che queste persone quando soffrono invece di chiedere aiuto si isolino, per paura di essere incomprese o rigettate - il che renderebbe la sofferenza ancora peggiore. E quindi oggi vorrei condividere il processo che ho usato per guarire questo trauma.

Inizialmente sono affondata in questa sensazione dolorosa, che prendeva come in una morsa il cuore, premendolo e soffocandolo. Sprofondata nel suo abisso ho iniziato ad intravedere una bambina piccola rannicchiata nell'angolo di una stanza completamente fredda, umida e buia, e di dimensioni infinite. Avvicinandomi a questa bambina vidi che la sua testa era caduta sulle ginocchia che teneva abbracciate in rassegnazione, gli occhi chiusi da cui scendevano delle lacrime. Con la mia parte adulta le mandai un'ondata di calore, ed allora alzo' la testa ed inizio' a piangere disperata, le permisi di sfogare il pianto attraverso di me, e processai il suo dolore. Dopo un po' smise di piangere ma il suo sguardo era spaventato, impaurito. Sul suo volto si vedeva la stanchezza di qualcuno che non ha mai visto la luce. Mi guardava con occhi duri e disperati allo stesso tempo, come per chiedermi perche' dovrebbe mai uscire da li', dato il dolore che c'e' nel mondo. Allora le tesi una mano, per farle sentire attraverso il mio calore la speranza. Prese la mia mano con il suo braccio completamente debole e senza forze, come atrofizzato. E attraverso la mia mano fece uscire ancora il suo dolore, che scorreva attraverso il mio corpo come un fiume, ed usciva nelle mie lacrime.

Questo le diete forza sufficiente per alzarsi. A quel punto inizio' a parlarmi. La prima parola che mi disse fu "NO", la disse con violenza a rabbia, come di chi l'ha soppressa troppo a lungo. Capii che voleva insegnarmi a dire di NO a certe situazioni. Continuo' a ripetere "NO! NO! NO!", facendomi capire che tutt'ora nella mia vita stavo ancora tollerando degli abusi, avendo soppresso lei e la mia capacita' di usare questa parola in modo convinto. Mi guardo' sempre con durezza come per assicurarsi che stavolta avessi capito. La presi imbraccio promettendole che faro' dei cambiamenti nella mia vita a riguardo. Ora lei e' con me, mi guarda, mi osserva per assicurarsi che mantengo la mia promessa.

Tornata nella mia vita attuale mi ha permesso di vedere alcune situazioni dove ancora stavo abusando di me stessa, e di cambiarle.

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