• Valentina Poletti

La punizione dell'isolamento


Uno dei vantaggi dell'interagire con persone inconscie e' che tendono a riflettere le nostre parti inconsce, dandoci l'opportunita' di portarle alla luce.

Ieri stavo discutendo con una persona, quando ad un certo punto ha scaturito in me una sensazione dolorosa che al momento non riuscivo ad inquadrare.

Piu' tardi, durante un passeggiata, ho cercato di capire da dove venisse tale sensazione. Era una sensazione fredda, quasi glaciale, profonda e pesante. Lasciandovi cadere il cuore ho iniziato a ricordare un'episodio che avevo dimenticato: ero in seconda o terza elementare, e mi ero appena trasferita in una scuola nuova in un'altro paese, dove non conoscevo nessuno. Durante l'intervallo tutti i bambini amici tra di loro giocavano, ed io rimanevo seduta sul muretto del recinto in un angolo, guardandoli come se fossimo su due diversi pianeti. La distanza tra me e loro prendeva la forma di quella sensazione agghiacciante e pesante: l'isolamento. Sprofondando dentro a questa sensazione sentivo che non proveniva da qualcosa di naturale in quella situazione, ma da una convinzione nel profondo che io avessi qualcosa che non va, che quindi non fossi voluta. Di nuovo sprofondai in quella sensazione, e la mente corse indietro in un'episodio piu' remoto. L'immagine di mio padre inizio' a prendere forma, con un'espressione infuriata sul volto ed il dito puntato contro di me. Sentivo il dolore e la disperazione delle emozioni negative dentro di me, e lo guardavo quasi in uno stato di supplico, per la condanna che stava per arrivare. Sentivo le parole taglienti ed inevitabili uscire dalla sua bocca "in castigo!". In quel momento il mio cuore si frantumava: nel momento di maggiore vulnerabilita' e bisogno in cui piu' di ogni altra cosa avrei avuto bisogno di contatto umano, di calore e gentilezza, di supporto e sostegno, mi veniva tolta ogni cosa con la punizione dell'isolamento. Ogni possibilita' di risoluzione del dolore che mi inondava mi veniva negata, ogni possibilita' di comprensione, di condivisione. Sentii il mio animo tagliarsi in due parti. La parte di me che era accettata, quella che non esprimeva nulla e si comportava come voleva, rimaneva e poteva andare avanti, quella che sentiva il dolore doveva essere sotterrata nelle tenebre del subconscio. Quella era l'origine del trauma.

Riportando alla luce la parte dolorosa affondata, ho lasciato scorrere il dolore liberandolo, ed al contempo provando un'immensa rabbia verso il fautore del trauma. Una volta liberate le emozioni sono intervenuta con la mia parte adulta, tendendo la mano verso la mia parte infantile in castigo e dicendole "vieni, non devi essere piu' punita". La vidi sorridere di gioia, mentre usciva con un salto dal suo angolino buio. A quel punto, sempre con la mia parte adulta, entrai dentro la prospettiva di mio padre. Sentii la sua profonda piccolezza ed il suo odio verso se stesso che tentava di compensare schiacciando la cosa piu' indifesa che aveva di fronte, togliendole la cosa piu' importante del mondo: la connessione umana.

L'isolamento e' considerato nella societa' una delle punizioni peggiori che si possa infliggere ad una persona umana. La cella dell'isolamento e' la peggiore punizione penitenziaria, riservata per i criminali peggiori. Fin dall'antichita' l'ausilio e l'espulsione da una comunita' veniva considerata una delle punizioni peggiori - anche della condanna a morte. Tutt'ora e' risaputo che l'isolamento e' un fattore principale nell'insorgere delle malattie e della morte prematura in eta' avanzata. Eppure tutt'ora questa punizione viene applicata ai bambini come se fosse un normale strumento educativo. Poi ci meravigliamo che un'alta percentuale di adulti al giorno d'oggi e' isolata.

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