• Valentina Poletti

Identificazione con la mente

Ho notato un trend particolare quando presto il mio aiuto a persone che cercano di guarire dalla codipendenza nella cultura Italiana. Di solito arrivano nello stadio in cui comprendono le dinamiche accadute, in particolare il narcisismo ed il comportamento tossico del partner, e creano un quadro mentale della situazione. Quando pero' incoraggio verso il passo successivo, ovvero quello della consapevolezza emotiva, che porta alla guarigione vera e propria, si bloccano. Cercano invece giustificaizoni mentali per validare la propria posizione, per incolpare l'altro, o per sentirsi vincenti, non rendendosi conto che essa e' un'illusione. Non andando a guarire l'origine emotiva del dolore, la ricerca mentale non appaga mai abbastanza, e puo' diventare una vera e propria ossessione. Essendo abituati dalla nostra educazione a fuggire nella mente, ed a reprimere le nostre emozioni fin da piccoli, questa abitudine e' estremamente difficile da cambiare. Ci cascano spesso anche le persone che cercano di essere "illuminate", o emotivamente evolute, leggendo ed imparando da mille libri. Di nuovo la mente intrappola nell'illusione che per arrivare ad essere illuminati bisogna ricercare chissa' quale nozione, capire chissa' quale concetto. In realta' il processo e' interamente emotivo, e basta semplicemente essere presente con se stessi, sentendo tutte le emozioni e sensazioni interne indiscriminatamente per evolvere la propria coscienza. Ma in cio' non siamo per niente bravi, e non a caso guru che rivelano questa semplice verita' vengono adulati fino all'ossessione (vedi Gesu', Maometto, Buddha, ecc.). Anche la religione in fondo e' una trappola mentale nella quale si rimpiazza l'amore verso se stessi, e quella profonda saggezza e consapevolezza che e' racchiusa in ognuno di noi, con qualcosa di esterno, per scappare dal sentire cio' che si ha dentro. Questa trappola mentale si nota molto anche in ambito accademico, dove sono sempre piu' convinta si rifugino persone che scappano da problemi psicologici che non vogliono affrontare. Le persone in questo ambito arrivano ad indentificarsi con la propria mente pensante a tal punto, che si dimenticano delle altre parti che compongono il se, e l'ambizione di vita diventa una gratificazione dell'ego come "giusto" o "ragione" o prestigio. Non so perche' siamo arrivati ad usare la mente in questo modo, come scappatoia. Molti leader spirituali come primo passo insegnano le persone la meditazione proprio per questo motivo. In una societa' dove un'estrema identificazione con la mente e' ritenuta normale, riuscire a non pensare e' un'impresa quasi incredibile. Eppure e' proprio grazie alla meditazione che ho scoperto la vera grandezza del potere della mia mente. Proprio imparando a spegnerla, e quindi anche a controllarla ed utilizzarla a mio favore, ho capito quanto prima stavo sprecando questo prezioso strumento, e quanto potenziale ha quando viene invece utilizzato a proprio favore.

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