• Valentina Poletti

Il potere dell'autorita'

Le persone come me, che hanno il ruolo figurativo del bambino che urla "l'imperatore e' nudo!" nella fiaba di Christian Andersen, i "whistleblowers", quelli che non hanno paura di contraddire lo status quo insomma, tendono ad avere una reazione molto polarizzata dalle persone circostanti. Spesso esse cadono in due categorie, chi mi demonizza e mi accusa di estremismo o complottismo da un'estremo, e chi mi adula e mette su di un piedestallo dall'altro. Difficilmente le persone prendono una posizione neutrale su di me, vedendomi come un'umana di tutti i giorni, che batte le sue battaglie, a volte con successo a volte no. Nella cultura Italiana questo tipo di polarita' non solo e' molto prevalente, ma assai distruttivo. Oggi ho lavorato su un'ombra che mi e' stata scaturita da un commento in una discusione su Facebook (che ottimo trigger puo' essere Facebook!). Mi sono ricordata tristemente di quanto nella mia cultura si tenda a dare credito alle persone basandosi lauree, titoli e posizioni sociali, anzice' sul contenuto di cio' che viene detto da tale persona. Spesso in una conversazione o discussione di gruppo mi ritrovo ad essere l'unica persona a rinnegare la parola dell'autorita' in questione perche' falsa secondo le mie esperienze e conoscenze, e di ritrovarmi gli altri addosso perche' ho osato mettere in dubbio tale parola, spesso con argomentazioni che metterebbero in imbarazzo una qualunque persona di buon senso. Per curiosita' mi e' capitato di provare a dare la mia opinione in diversi gruppi e temi in alcuni casi indicando il mio ambito di esperienza, ed in altri casi omettendolo. Ho notato che la reazione ai miei commenti cambiava molto a dipendenza se omettevo il mio titolo o meno. Questo e' un vero peccato perche' significa che l'Italiano medio cede la propria capacita' di ragionare, trarre conclusioni logiche, ed il proprio intuito ed istinto per dar posto all'autorita' ed il potere, e questo da un potere enormemente distorto a chi appunto si trova in tali posizioni. Questo significa che in Italia si puo' facilmente utilizzare il proprio titolo, la propria posizione sociale per imporsi sulle persone, ed in fatti e' questo il risultato che si osserva. Questo tipo di idealizzazion e di cedimento dei propri valori per qualcosa che viene percepito come piu' grande di se e' un comportamento tipicamente codipendente. La cosa non mi stupisce visto che in Italia la codipendenza emotiva e' un fenomeno epidemico, cosi' come il narcisismo. Anche questo e' un tipo di polarizzazione distruttivo nella cultura. Le persone tendono a cadere in due categorie. Nella prima vi sono persone che hanno paura di contraddire o di perdere l'opinione favorevole degli altri, e quindi tendono a cedere i propri valori. Nella seconda persone con pochi scrupoli, che tendono a sfruttare queste ultime.

Non e' un caso che fenomeni come la corruzione, il sessismo e la mafia sono cosi' diffusi nel mio paese.

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