• Valentina Poletti

Quando "accettare" diventa menefreghismo?

Spesso sentiamo parlare della pratica dell'accettare cio' che e' qui e ora nelle filosofie spirituali e new age. Questo concetto e' molto utile per arrivare ad una maggiore consapevolezza ed armonia con se stessi e con il mondo. Ma quando accettare qui e ora e' uno strumento per raggiungere un migliore stile di vita e quando diventa seplice menefreghismo? Accettare cio' che e' qui e ora e' un'atteggiamento di assenza di resistenza. Significa permettere a cio' che e' di esistere dentro e fuori di noi, senza creare forze che lo oppongono, ad esempio uno stato difensivo o di attacco, uno stato di criticismo e pregiudizio, di aspettativa o di conflitto, di rabbia, odio o sgomento. Ogni volta che si presenta una situazione di vita, con le sue percezioni, emozioni e pensieri ad essa associati, essa succede per un motivo. Partendo dall'accettare questa situazione come e' in modo da trovarci in uno stato di consapevolezza verso la realta', verso cosa proviamo, cosa sentiamo, e quali pensieri stiamo pensando - possiamo prendere azioni nel migliore interesse. Al contrario se ci opponiamo a cio' che e' - inclusa la nostra percezione, cio' che sentiamo, proviamo e pensiamo, creiamo una barriera tra di noi e la realta' che non ci permette di predere consapevolezza per procedere in una direazione di miglioramento. Rimaniamo in uno stato di resistenza, la quale richiede molta energia e crea sofferenza; inoltre, dato che cio' che si resiste persiste, facciamo crescere gli aspetti che non accettiamo.

Dunque questo stile di vita e' utile per prendere consapevolezza ed agire in maniera piu' costruttiva. Ma quando si rischia di passare dall'accettare cio' che e' al semplice menefreghismo? Quando ci blocchiamo sull'accettare cio' che e' senza passare al passo successivo, ovvero prendere delle azioni per il miglioramento. Quando ci lasciamo dominare dalle nostre paure del conflitto e degli errori, e utilizziamo tale filosofia come scusa per rimanere bloccati, non assumerci responsabilita', non confrontarci e non assumerci dei rischi. In tal caso l'accettazione diventa una scusa per non fare, per non agire, per non vivere. Utilizziamo il motto "accettare cio che e'" con il significato "non fare nulla a riguardo".

Ho avuto un esempio pratico di questo fenomeno durante il mio viaggio in Brasile, a Bahia. A Salvador e nelle terre circostanti si respira una intensa aria di non-resistenza, cosi' permeata in tutto che quasi ogni azione sembra scivolare liscia come l'olio. Al contempo pero' tale filosofia viene utilizzata come blocco per non fare passi avanti. Si accettano le cose non per prendere consapevolezza per meglio agire, ma come scusa per non agire. Vediamo quindi splendide terre equatoriali ricoperte di immondizia, spiagge paradisiache piene di pericoli umani. Uomini che si riproducono senza alcuna responsabilita' verso i propri figli, per menzionare alcune cose.

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