• Valentina Poletti

Guarigione dalla codipendenza.

Vi propongo un'idea poco consona, ma probabilmente proprio per questo efficacie. Avete presente quando state male, quando siete in profonda sofferenza, quando siete feriti (si, se siete qui lo avete bene presente purtroppo). Cosa facciamo in queste circostanze? Qual'e' l'approccio piu' comune? Di solito, si tende a scappare. Si cerca di distrarsi dal dolore. Si usano verita' spirituali per sminuire l'esperienza scappando nel positivo. Si sopprime cio' che si sente. Ci si butta sul cibo, su hobby, sul lavoro, o su altre cose stimolanti. E non si affronta. Io voglio proporvi una cosa molto contro-versa. Quando sentiamo dolore, invece di scappare da esso, lasciamoci immergere dentro di esso. Vi sembra un concetto strano? Eppure il dolore e' il sistema di guarigione naturale del nostro corpo. Fisicamente, quando qualcosa non va, il corpo ci manda dei segnali attraverso il dolore. Questo ci indica quale parte del corpo necessita la nostra attenzione per guarirla. Se per esempio abbiamo mal di schiena, questo e' un segnale del corpo che qualcosa non va a livello fisico nella schiena, cioe' che i nostri comportamenti attuali, il nostro stile di vita, qualcosa sta danneggiano la nostra schiena. Allora cosa facciamo, guardiamo dall'altra parte, cerchiamo di non sentire il dolore alla schiena, lo sopprimiamo, ci distraiamo, pensiamo in positivo? Solo se non vogliamo guarire il problema. Per guarirlo invece, dobbiamo usare il dolore come guida, per farci capire cosa stiamo sbagliando, cambiare i nostri comportamenti finche' non sparisce. Lo stesso vale emotivamente. Il dolore e' il segnale del nostro animo che qualcosa non va nel modo in cui stiamo agendo adesso, a livello emotivo. Allora perche' ignorare questo prezioso segnale? Invece io propongo di usare questo antico ed estremamente saggio sistema del nostro corpo e del nostro animo per guarire. Entrando in questo dolore, lasciandoci travolgere interamente da esso, il nostro corpo emotivo puo' finalmente portare la nostra attenzione dove necessario, ovvero ad i traumi passati che ci hanno condizionato a tali comportamenti "malsani". E cosi', una volta trovate queste fonti di malessere, possiamo andare a guarirele, attraverso l'integrazione, il lavoro di terapia famigliare interiore, eccetera. Vi do un esempio pratico. Supponiamo che il narcisista di turno mi faccia sentire abbandonata. Invece di andare a cercare la scatola di biscotti o chiamare l'amica per sfogare la mia rabbia (o per lo meno dopo aver fatto queste cose), mi lascio sommergere completamente dalla sensazione di abbandono, senza resisterla. All'inizio sembrera' impossibile da gestire, tutto il nostro corpo urlera' "scappaaa" perche' cosi' siamo stati abituati a fare. Ma se rimaniamo incondizionatamente con noi stessi senza abbandoarci in questo momento difficile, dopo un po' avviene l'incredibile. L'emozione diventa tollerabile, e in piu' il nostro corpo emotivo inizia a portarci indietro nel passato alla nostra infanzia e a riportarci all'esperienza che ha originato il trauma. Questo puo' essere che nostra madre e' uscita di casa senza dirci niente perche' troppo occupata dai suoi problemi. Non dev'essere necessariamente una situazione drastica che crea un trauma: quando siamo bambini siamo estremamente vulnerabili, perche' la nostra vita dipende interamente dai genitori, quindi e' naturale che ogni loro mancanza possa crearci dei traumi. A questo punto utilizzando il "completion process", innanzitutto validiamo completmente la sensazione di abbandono che il nostro bambino interiore sentiva. Fatto cio', gli diamo cio' di cui ha bisogno per poter crescere da quell'esperienza, anziche' rimanervi bloccato. A questo punto, il dolore emotivo sparira' naturlamente, perche' avremo superato il trauma. Non ci sentiremo piu' quindi abbandonati nella medesima esperienza sopracitata, e non attireremo neppure tali esperienze.

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