• Valentina Poletti

Il dilemma Italiano: un paese cosi' ricco di potenziale, eppure piegato in due

Non bisogna essere un esperto culturale per discernerlo: l'Italia e' uno dei paesi le cui ricchezze culturali, architettoniche, culinarie, naturali e paesaggistiche fanno invidiare il mondo. Dalla "legacy" di artisti-scienziati impeccabili come Leonardo da Vinci, ai rimasugli dell'impero Romano, alla leggendaria tradizione culinaria, e le opere di musicisti e scrittori come Giuseppe Verdi e Dante Alighieri, l'Italia nel suo bagaglio non ha nulla da invidiare al resto d'Europa. Anche il talento non manca: la prima donna matematica era Italiana, l'Italia e' trai primi paesi tutt'ora nel design, e compete a livello Europeo in ambiti ingegneristici e scientifici. Non tralasciamo poi la storia cinematografica e letteraria, la musica leggera culminante nel nostro annuale festival a San Remo, e un paradiso turistico a tutti gli effetti. Nonostante questo strabiliante bagaglio, siamo piegati in due, e il malcontento penetra ovunque. Non c'e' quasi alcun Italiano che non abbia lamentele: dagli stipendi da fame, le tasse strabilianti, la disoccupazione, l'inefficienza. Il problema del Sud, l'inquinamento al Nord. I giovani che non riescono ad uscire di casa o a farsi una carriera. Le famiglie che non fanno piu' figli. Perche'? La bellezza culturale Italiana purtroppo si e' lasciata offuscare da grossi problemi sociali, tra cui la corruzione politica e governativa, nonche' nello stesso sistema delle forze dell'ordine. La mafia e' un problema che piega l'Italia, oltre a paesi come la Cina e la Russia. La cultura patriarchica e sessista blocca i progressi sociali e morali, lasciando l'Italia in uno stato regredito e impassibile al cambiamento. Il nostro sistema educativo, ben arretrato rispetto al resto d'Europa, lascia gli Italiani tra i piu' ignoranti, con uno dei peggiori insegnamenti nelle lingue straniere come l'Inglese - togliendole l'opportunita' di comunicare facilmente con l'estero, e dove l'educazione fisica e' mediocre. I cervelli, giustamente scappano all'estero, dove i loro talenti sono ben piu' apprezzati e valutati. E poi l'organizzazione: i lavori governativi sembrano essere firmati da ozio e inefficienza a tutti i livelli: dalle Ferrovie alla Burocrazia, dal sistema Legislativo a quello Politico. Tralasciamo il sistema mediatico e televisivo, un brulicare di sessismo, ignoranza, conflitti e cattive notizie il quale scopo sembra essere unicamente quello di separare, scoraggiare ed instupidire la gente. Come fare? Quello che mi concerne di piu' in tutto cio' e' l'atteggiamento dell'italiano medio. Se e' vero che egli parte in una situazione di difficolta' insormontabili rispetto all'Europeo medio, e' anche vero che queste difficolta' possono essere superate, ma ci vuole carattere, determinazione e buona volonta'. Troppo spesso vedo invece l'Italiano perdersi nel lusso delle lamentele: uno spazio dove rinnega il proprio potere e si adagia nell'impotenza di poter cambiare le cose attorno a se: tanto, la responsabilita' e' di qualcun'altro. Questo atteggiamento ben distruttivo porta le persone in una serie di vittimismo comune: ecco che quindi il popolo cede il potere ai piu' alti: al governo, ai politici, ai leader, che se ne approffittano beatemente. Riprendersi in mano il paese quindi e' il compito di ognuno. E' un risveglio che richiede di rinunciare ad accatasciarsi di fronte alla televisione, a guardare stupidate, e a decidere di far qualcosa del proprio tempo che sia altro che lamentarsi. Iniziando dal piccolo. Dalla casa, dalla famiglia. Iniziamo a migliorare quello che possiamo. Congratuliamoci dei piccoli passi, perche' anche un passo minuscolo, se fatto da tutti, e' un grande risultato in piu' rispetto che a nessuno. Mettiamo giu' il telecomando, prendiamoci per mano e iniziamo a dire basta a questa situazione. Il cambiamento viene da noi, e' in ognuno di noi, tutti noi abbiamo il potere di fare qualcosa. Tante gocce fanno un mare e, in Italia, siamo milioni: possiamo formare un'oceano.

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